Un bambino di nove anni ha sparato alla sorella di tredici che non gli lasciava il controller per gi

Ennesima tragedia negli Stati Uniti legata alla facilità di reperimento delle armi

Le polemiche sulla violenza nei videogiochi, montate ad arte dalla Casa Bianca per distrarre l'opinione pubblica statunitense dal problema della libera circolazione delle armi nella nazione, non si sono ancora sopite, che ecco arrivare un altro fatto di cronaca a gettare benzina sul fuoco: in Mississippi un ragazzino di nove anni ha sparato alla sorellina di tredici anni che non voleva lasciargli il controller per giocare, uccidendola. A quanto pare la pistola usata per il delitto si trovava carica in casa. Con loro c'era la madre, che però stava dando da mangiare al terzo figlio in un'altra stanza.

Fanno riflettere le dichiarazioni dello sceriffo locale, Cecil Cantrell, che ha dichiarato: "Desumo che lo abbia visto fare nei videogiochi o in TV. Non so se si rendesse effettivamente conto di ciò che stava facendo. Non ho una risposta. Ciò che so è che si tratta di una tragedia."

Il rischio ovviamente è che il caso sia usato per dare forza alle posizioni conservatrici anti-videogiochi, per non guardare in faccia al vero problema, ossia la facilità con cui negli Stati Uniti è possibile accedere alle armi da fuoco.

Abbiamo aspettato a scrivere un articolo su questa tragedia, sebbene ne siano comparsi a migliaia di post e articoli di giornale, su internet e altrove. Abbiamo voluto analizzare la faccenda e trattarla non come una semplice notizia, ma cercando un punto di riflessione.

Ci sono molte domande da porsi, prima di tutto, dove ha trovato la pistola il bambino? Perchè una pistola si trovava carica in casa, senza un "reale motivo"? Se la pistola era facile per un bambino da scovare, e per di più era carica, significa che veniva usata spesso.

Dunque, davvero il bambino si è solamente "ispirato" ai videogiochi?

FONTE

#violenza #videogiochi

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